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Gin italiano: quando il ginepro parla toscano (e bio). Il caso Ginepraio

Il gin, si sa, ha smesso da tempo di essere solo un distillato da Gin Tonic al volo: è diventato uno degli ingredienti più versatili della mixology contemporanea. Ma mentre il mondo guarda a Londra, è in Italia che il gin sta vivendo una seconda – anzi, terza – giovinezza. E non è un caso: perché se c’è un paese che ha il ginepro nel DNA, quello è proprio il nostro.

Italia terra di ginepro (e di gin)

Chi lavora nel settore lo sa: il cuore botanico del gin è il ginepro, e l’Italia è uno dei principali produttori europei. In particolare, è la Toscana a custodire alcune delle aree più pregiate per la raccolta di bacche di Juniperus communis, con una qualità che ha conquistato anche distillerie estere. Tradotto: mentre molti brand internazionali usano ginepro italiano, noi abbiamo iniziato a farne gin italiani di livello.

Ed è qui che entra in scena Ginepraio, un progetto che non si limita a cavalcare la moda del gin craft, ma la porta su un altro piano: quello della filiera corta, della sostenibilità e dell’identità territoriale.

Ginepraio: il gin biologico che parla toscano

Nato con l’idea (tutta toscana) di fare le cose bene e con personalità, Ginepraio è un gin 100% bio e 100% toscano, distillato artigianalmente da botaniche locali e — ovviamente — ginepro raccolto in Toscana.

La gamma parte con il classico Ginepraio Tuscan Dry, pulito, elegante, dove la nota balsamica del ginepro è protagonista senza sovrastare. Tre tipi di Ginepro da tre aree diverse della Toscana, ognuno con le sue caratteristiche organolettiche, si uniscono a rosa, elicriso e limone.

Un gin pensato per la miscelazione, ma che regge tranquillamente anche l’assaggio liscio. Ottimo in un Gin Tonic secco e diretto, ma dà il meglio in un Martini o in un Negroni classico, dove la sua verticalità aromatica lo fa emergere senza stonare.

Accanto a lui, troviamo il Ginepraio Amphora Navy Strength. Qui si sale a 55%, distillato e affinato in anfore di terracotta di Impruneta — un omaggio alla tradizione etrusca, ma anche un modo per ottenere un distillato potente, profondo, con una morbidezza sorprendente per la gradazione. Questo è il gin per bartender creativi: da usare in un Negroni sbilanciato, in un Martinez strutturato o in twist in stile tiki che richiedono corpo e complessità.

Ultimo arrivato, Ginepraio Mediterranean è la variante più solare e gastronomica della linea. Qui il gin si arricchisce di note agrumate, erbacee e saline, grazie all’uso di botaniche tipiche dell’area mediterranea come il limone verde, il mandarino, la carota viola, il lentisco, la maggiorana e il timo. Più morbido, profumato e accessibile, è perfetto per highball leggeri in vista dell’estate, ma anche per un Gin Basil Smash o un Gin Sour che voglia giocare su freschezza e profumo.

Perché i gin italiani contano (sul serio)

Il caso Ginepraio non è isolato. Ma è emblematico di come il gin italiano non sia più solo “una versione locale” del classico, ma un prodotto maturo, con identità e visione. In un’epoca in cui la provenienza conta, dove il km 0 non è più una moda ma una scelta consapevole, distillare gin partendo da ginepro di casa nostra e ingredienti locali non è solo una scelta poetica. È strategia.

E i cocktail ringraziano: perché dietro ogni etichetta come Ginepraio, c’è una storia che funziona tanto in bottigliera quanto al bancone.

GINEPRAIO

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