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Il Giro del Mondo attraverso il Rum

A cura di Ilaria Bello, Spirit Brand Ambassador Rinaldi 1957

Un viaggio tra storie avvincenti, territori esotici e personaggi carismatici.

Rum, tra storia e leggenda

Chiudete gli occhi e preparatevi a un viaggio esotico che sa di mare e paesaggi incontaminati. La mente vola subito ai Caraibi, al tintinnio di botti cariche d’oro liquido: il rum. Ma se ci addentriamo davvero nelle sue origini, scopriamo che la storia del rum inizia molto prima e molto più lontano.

Le prime bevande fermentate da succo di canna da zucchero nascono in India. Ma è a Londra, nel XV secolo, che avviene una distillazione più simile a quella odierna, usando canna da zucchero indiana. Dopo il 1492, con la scoperta delle Americhe, si cominciarono a usare anche le varietà americane. Furono gli schiavi, con l’ingegno nato dalla necessità, a scoprire che i sottoprodotti della lavorazione dello zucchero potevano dare vita a bevande alcoliche. E, in seguito, grazie ai monaci benedettini stanziati a Santo Domingo si sviluppò la tecnica di distillazione chiamata Rectificando Verum Medicinam.

Fino al XVII secolo questo spirito veniva chiamato Aguardiente. Poi, come un sussurro portato dal vento, comparve per la prima volta la parola “rum”.

Il rum diventò presto leggenda, compagno inseparabile dei marinai e dei predoni del mare. Nelle acque calde dei Caraibi e del sud-est asiatico, tra il XVII e XVIII secolo, i pirati lo bevevano per farsi coraggio e ed affrontare i pericoli. Anche la Royal Navy lo inserì nella razione quotidiana dei marinai britannici, una tradizione rimasta in vita fino al 1970, interrotta solo con il celebre Black Tot Day. Ma il rum non era solo questione di “coraggio liquido”: resisteva meglio dell’acqua alle condizioni igieniche dei lunghi viaggi in mare e diventava, suo malgrado, un alleato prezioso nelle traversate oceaniche.

I mille volti del rum

Lasciando le vele alle spalle, ci addentriamo nei territori dove il rum prende forma, dove la canna da zucchero diventa anima liquida. Il rum è un’acquavite ottenuta dalla distillazione della melassa o del succo fresco della canna da zucchero. Ma fermarsi qui sarebbe riduttivo.

Dietro ogni bottiglia di rum c’è un universo. C’è la materia prima, certo, ma poi entrano in gioco il terroir, la fermentazione, la distillazione, l’invecchiamento… e soprattutto la cultura. Ogni ex colonia ha lasciato la sua impronta: influenze francesi, inglesi, spagnole, o combinazioni inedite che oggi rendono quasi impossibile classificare rigidamente i rum.

Un tempo si parlava di “stile francese”, “inglese” o “spagnolo”. Ma oggi esistono rum da melassa distillati in pot still anche in regioni storicamente legate al puro succo e alla colonna creola. I confini sono sfumati, la geografia liquida. E per chi lavora dietro al banco, questa complessità diventa una miniera d’oro sensoriale.

Cosa cerca davvero un bartender in un rum?

La risposta è semplice, ma potentissima: autenticità. In un mondo dove le narrazioni sono spesso artefatte, ciò che conta davvero è poter toccare con mano la filiera. Dalla canna da zucchero alla bottiglia, passando per mani esperte e legni parlanti.

Quando scegliamo un rum da miscelazione, vogliamo versatilità e carattere. Qualcosa che dia anima a un Daiquiri, che non sia solo “base alcolica”, ma dichiarazione d’identità. Santiago de Cuba, con la sua D.O.P., è un esempio concreto: prodotto nel cuore dell’Oriente cubano, vanta un processo di doppio invecchiamento, botti di quercia bianca e una lunga tradizione che garantisce coerenza e profondità. Ogni bottiglia di rum cubano autentico presenta un adesivo di garanzia verde che conferma la sua produzione al 100% con ingredienti cubani. La Denominazione di Origine Protetta (D.O.P.) è un’ulteriore garanzia che assicura il mantenimento di elevati standard di qualità.

Oppure possiamo cercare un rum che sia firma, che lasci il segno. Come Black Tears, uno spiced audace e sensuale. Le sue note di cioccolato, caffè e aji dulce (una spezia caraibica) raccontano storie antiche, tra fermentazioni lunghe e alambicchi centenari. Ogni goccia è un viaggio nell’anima cubana, dove il dolce e il piccante convivono come ricordi che affiorano dopo anni.

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Quando il rum si assapora da solo

Quando parliamo di Rum da “degustazione” scegliere un prodotto diventa ancora più complicato: qui, per noi bartender, si apre un altro universo. Il rum non deve solo essere coerente: deve essere narrativo. Deve portarci altrove. Offrire al cliente un’esperienza che sia viaggio e scoperta. Un racconto da bere.

Con Rum Centenario entriamo in Costa Rica, nel cuore della foresta pluviale, a 1208 metri di altitudine. Lì, tra fiumi e vulcani, nasce un rum avvolgente e speziato, invecchiato in botti di ex whisky scozzese. Il metodo Solera regala equilibrio e profondità, mentre la natura incontaminata garantisce freschezza e umidità costanti. Un rum che profuma di foresta, di legno e di nebbia mattutina.

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In Colombia, invece, scopriamo Coloma, dove la tradizione del caffè si fonde con l’arte della distillazione. Invecchiato in botti di bourbon e poi rifinito in barili che contenevano liquore al caffè, questo rum ha un cuore di moka e vaniglia. Nato da un sogno di Don Alberto Constain Medina, è oggi simbolo di rinascita e innovazione.

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A Haiti, invece, il rum è spirituale. Barbancourt, dal 1862, distilla puro succo di canna secondo il metodo del Cognac, con doppia distillazione e botti di rovere francese. Più di 3.000 coltivatori fanno parte di questo progetto. Barbancourt è cultura, è identità, è “la goccia d’oro” che racconta l’isola al mondo.

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E infine torniamo a casa. Perché il rum non è solo esotico. Mater Rum è 100% siciliano, prodotto da puro succo di canna da zucchero Modicana, coltivata da giovani pionieri tra marzo e novembre in provincia di Modica. Il risultato? Un T. Punch tutto italiano, con la forza del Mediterraneo e la delicatezza di una fermentazione artigianale.

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Un viaggio in ogni sorso

Il rum, per noi bartender, è molto più di un distillato: è un ponte tra mondi. È racconto, identità, scelta consapevole. Ogni bottiglia è una bussola che punta verso territori lontani, persone appassionate, storie che vale la pena ascoltare.

Dietro al banco, abbiamo il potere di trasformare un sorso in un ricordo, un drink in un racconto. Non ci resta che lasciarci guidare dai profumi, dalle sfumature, dai sentori che solo un distillato così poliedrico può offrire.

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