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Intervista ai fondatori di Alma, la distilleria che sta riscrivendo la storia del rum agricolo in Sicilia.
In Sicilia si parla spesso di vino, di olio, di agrumi. Ma c’è un’altra pianta che per secoli ha fatto parte della storia dell’isola e che oggi torna protagonista in un modo completamente nuovo: la canna da zucchero. È da qui che nasce Mater, il rum prodotto da Alma, una distilleria giovane ma già ambiziosa, che ha scelto di puntare su una materia prima locale e su un progetto che unisce memoria storica e sperimentazione.
Abbiamo incontrato Hugo, il master distiller, per farci raccontare come si costruisce un rum siciliano partendo dal campo, passando per il mulino e arrivando in botte.
Quando nasce Alma e perché avete deciso di aprire una distilleria in Sicilia?
Alma nasce nel 2021, anche se i primi anni non sono stati semplici: “All’inizio non avevamo tutti i permessi, ci è voluto tempo. Poi nel 2023 finalmente tutto si è sbloccato.”
Nel frattempo però il progetto non si è mai fermato. Anzi, proprio mentre la parte burocratica rallentava, Alma ha iniziato a lavorare sulla cosa più importante: la materia prima.
“Abbiamo selezionato due varietali di canna da zucchero e abbiamo iniziato con un piccolo lotto di terra. Nel 2022 siamo arrivati al primo ettaro, nel 2023 a tre ettari.”
Il motivo della scelta è chiaro: la Sicilia, per loro, è un territorio ancora tutto da esplorare dal punto di vista della distillazione.
“Crediamo che la Sicilia sia un parco giochi potenziale per una distilleria. La materia prima qui è eccezionale.”
La canna da zucchero in Sicilia sembra quasi una provocazione. Perché avete scelto proprio questa coltura?
Più che una provocazione, per Alma è stato un ritorno alle origini.
“La canna da zucchero in Sicilia è esistita per secoli. Era stata introdotta dagli arabi nell’800 dal Sud-Est asiatico, e si coltivava in Sicilia e nel sud della Spagna per produrre zucchero, che all’epoca era un bene prestigiosissimo.”
Poi la storia cambia direzione nel 1492.
“Quando Colombo scopre l’America porta con sé la canna da zucchero. In Sudamerica trova un ambiente perfetto: stagioni secche e umide, poco bisogno di irrigazione e manodopera schiavista. A quel punto in Sicilia la coltivazione sparisce.”
Per Alma ripiantare la canna è stato quasi un salto nel vuoto.
“È stato un vero e proprio atto di fede, perché non sapevamo come sarebbe andata.”
Quanto tempo ci è voluto prima di arrivare al rum?
Tanto. Più di quanto il mercato moderno sia abituato ad aspettare.
“Ci sono voluti due anni e mezzo di attesa. Nel 2023 abbiamo fatto la prima produzione di rum. Nel 2024 invece è arrivata la prima produzione ufficiale con Mater.”
Un percorso lento, agricolo nel senso più autentico del termine. E che ha già portato a una prima linea completa.
“Abbiamo lanciato tre etichette e fin da subito abbiamo iniziato anche a mettere qualcosa in invecchiamento.”
Il terroir siciliano incide davvero sulla canna da zucchero?
Per Alma la risposta è netta: sì, eccome.
“La canna cresce bene, e produce molto: arriviamo fino a 70 tonnellate per ettaro.”
Ma il dato più interessante è la concentrazione zuccherina.
“Abbiamo un Brix di 20 gradi, che è molto alto. È dovuto al caldo: lo zucchero si concentra tantissimo.”
E questo, inevitabilmente, si ritrova nel bicchiere.
“Dal punto di vista organolettico c’è sempre una nota sapida in tutte le etichette dovuta alla vicinanza al mare”.
Un tratto distintivo, che diventa quasi una firma.
Dal punto di vista aromatico cosa rende unica la vostra canna?
Mater si discosta dall’immaginario classico del rum agricolo, spesso più vegetale ed erbaceo.
“Abbiamo note floreali molto spiccate, più del solito agricole vegetale. Questo dipende sia dalla materia prima originale, sia dal nostro mulino.”
E qui entra in gioco una scelta produttiva precisa: un mulino piccolo, che lavora in modo più delicato.
“Pressa al 50%. Anche questo incide: è un approccio meno aggressivo e più selettivo.”
Avete scelto di invecchiare, ma senza esagerare. Come mai?
Per Alma il rischio più grande è perdere l’identità della canna dietro il legno.
“Non volevamo fare invecchiamenti troppo lunghi, perché non vogliamo che la barrique prenda il sopravvento. La materia prima deve restare centrale.”
Il legno deve accompagnare, non dominare.
Che tipo di invecchiamento fate in Sicilia? È tropicale o continentale?
La Sicilia, climaticamente, è un territorio “ibrido”, e questo crea condizioni molto interessanti.
“Non è tropicale, ma nemmeno continentale. La Sicilia sta un po’ in mezzo: ci sono temperature fredde e temperature bollenti.”
E soprattutto un altro elemento chiave: gli sbalzi termici.
“Tra giorno e notte ci sono sbalzi importanti, e questo impatta molto sull’invecchiamento.”
Risultato? Evoluzione più rapida rispetto a zone fredde.
“Per la prima release abbiamo usato botti con due anni di invecchiamento. Il colore è già importante. L’evoluzione è veloce.”
Perché avete scelto botti ex Cabernet Sauvignon?
Una scelta precisa, quasi tecnica, legata al bilanciamento.
“Le botti vergini avrebbero rilasciato troppo tannino, troppo legno. E non volevamo usare botti umide.”
La soluzione è stata utilizzare botti rigenerate.
“Al momento usiamo Cabernet rigenerate e leggermente tostate.”
Ma la ricerca non si ferma qui, perché Alma sta già lavorando su un altro simbolo della Sicilia: il Marsala.
“Stiamo facendo invecchiamenti anche in botti ex Marsala. Il Marsala offre sfumature dolci, secche e meno secche: c’è un terreno enorme per giocarci.”
E non botti qualunque.
“Scegliamo botti ex Florio, di qualità.”
Parliamo delle tre nuove etichette: che differenze ci sono tra i vostri rum?
Mater si presenta oggi con tre interpretazioni diverse della stessa idea: valorizzare la canna siciliana.
Mater Etichetta Rossa
Potenza e precisione aromatica
È un blend studiato per massimizzare l’espressione aromatica senza compromessi.
“È un blend di due barrique. Era sopra i 64 gradi e poi lo abbiamo diluito fino a 58.”
Il grado è alto, ma non è una scelta estetica: è funzionale.
“Abbiamo mantenuto un grado importante perché volevamo il miglior prodotto possibile, spingendo l’organolettica al massimo. Se avessimo abbassato ancora il grado avremmo perso aromi.”
Nel bicchiere arrivano note calde e profonde.
“Si sentono vaniglia e agrumato, tipo arancia cotta.”
Mater Etichetta Viola-Verde
Dolcezza elegante e componente di melassa
Questo è il rum più morbido al naso, con una struttura diversa.
“È a 65,3 gradi e contiene un 20% di melassa. Il blend è stato fatto a inizio invecchiamento.”
La melassa aggiunge una dimensione quasi gourmand.
“Ha sentori di zucchero filato e marshmallow. È più dolce al naso rispetto agli altri due.”
Mater Etichetta Arancione (Single Cask)
Identità pura e anima funky
È il rum più estremo e più personale.
“È un single cask: una barrique unica e senza diluizione.”
Qui il legno si esprime con forza e complessità, ma senza addomesticare la materia prima.
“Le note sono funky, legnose, spiced. È un rum che ha bisogno di tempo e di stare nel bicchiere.”
È anche il più intenso e stratificato.
“È la versione più ricca e più interessante.”
Mater è più un progetto agricolo o un progetto di distilleria?
Alma sembra avere le idee chiare: Mater nasce dalla terra prima ancora che dall’alambicco.
La distilleria, in questo caso, non è solo un luogo di produzione ma un mezzo per raccontare una Sicilia diversa: non quella già conosciuta, ma quella che può ancora sorprendere.
E forse è proprio qui la vera ambizione: non imitare Caraibi o Martinica, ma creare un rum che sappia di Sicilia senza doverlo spiegare.
Perché se c’è una cosa che torna in tutte le etichette di Mater è questa: la materia prima non è solo un ingrediente. È il messaggio.